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giovedì 27 agosto 2015

Autunno andiamo è tempo di....

A dire il vero con questo caldo... Pare che l'estate non sembra abbia deciso di lasciarci. Quale periodo migliore per dare sfogo alla vena creativa! Scrittori, poeti, giallisti, insomma tutti noi e voi che amiamo scrivere, Alef vi aspetta. La redazione è pronta oggi ci presentiamo. Pensiamo sia una bella cosa mostrarci in viso, per consolidate vecchie e nuove rapporti.

Bene allora eccoci, dietro ad Edizioni Alef abbiamo fondamentalmente due artigiani:


David



Scrittore, editor e con una passione per la scrittura, quasi un vero grande amore! Collabora con Alef fin dall'inizio, 




Lorenzo




Condivide con David il lavoro di editing e pubblicazione dei nuovi libri.  Mescolo passione e voglia di creare cose nuove per regalarvi sempre una nuova emozione.


Inviaci il tuo manoscritto a questo indirizzo:

manoscritti@edizionialef.it



@lorenzofantacuzzi

lunedì 10 agosto 2015

Viaggi dell'anima

Di nuovo affascinati dai racconti di Vincenzo Turba. Storie che  aiutano chi legge a percorrere un viaggio di introspezione che porta a fare i conti con la propria consapevolezza. 

Risponde alle domande dell'anima e aiuta a trovare nuove e armonise verità.

Il viaggio di due menti nell'infinito alla ricerca della loro identità, scoprendo l'Armonia che tutto regola. 


Le due menti si rendono conto, alla fine del viaggio conto di aver detto tutto,di aver esemplificato con innumerevoli ragguagli, i più tragici errori che la ferma denuncia del pensiero qualunque aveva sottinteso.

E ritennero di aver potuto far ciò usando la ragione ,la ragione e le sue origini,indicata loro dal pensiero qualunque quale chiave esegetica del balzano corso della storia dell’uomo.







@lorenzofantacuzzi

mercoledì 15 luglio 2015



Eccoci di nuovo a parlare di autori che hanno pubblicato con Edizioni Alef.

Questo mese incontriamo  Giampiero Ruggiero.

 

Prima di tutto vorrei chiederti … chi è Giampiero?

 

Domanda folgorante! E’ un professore e un uomo determinato, volitivo, che crede nella cultura e nella scuola, desideroso di crescere e di imparare tanto e che non si stanca di lavorare, perché è innamoratissimo del proprio lavoro.

 

Ci racconti un po’ del tuo approccio al mondo della scrittura. Quando e perché hai iniziato a scrivere?

 

Era un desiderio recondito e covato da molto tempo. Molti mi spingevano a farlo, anche perché è una delle poche cose che mi è sempre riuscita facile fin da piccolo. Riesco a tirare fuori quello che neppure  a parole  riesco a fare. La scrittura è riflessione, profondità, immaginazione … umanità. So bene che il mio campo è un po’ troppo circoscritto e specialistico, ma ho cercato di rendere fruibile anche ad un pubblico di profani una letteratura che è sempre stata di nicchia ed elitaria, sconfinata ingiustamente nel mondo della scuola o, peggio ancora, nella turris eburnea accademica. E comunque sto pensando a qualcosa di diverso e ad una scrittura più creativa; devo ringraziare per questo mia moglie: è lei che mi spinge e mi carica positivamente. Lei mi dice che quando parlo o scrivo so essere policromo, poiché passo dal serio al  faceto, dal tragico al comico con una fluidità sorprendente. Quindi sono aperte le porte ad altre scelte.

 

Di che cosa non puoi fare a meno mentre ti accingi alla scrittura? Hai qualche rito scaramantico, curiosità o aneddoto da raccontarci al riguardo?

 

Di stare solo e in silenzio. Quando ho qualche difficoltà mi alzo: mentre sono sotto la doccia o a letto prima di addormentarmi penso e ripenso: le idee migliori o la soluzione mi viene stranamente in quei momenti.

 

Stai per partire per un viaggio, ma puoi portare con te solo tre libri. Quali scegli?

 

Sono un cultore del mondo classico e della letteratura nostrana: quindi non può mancare Seneca, Pirandello (lo amo alla follia!) e poi… dai Ovidio (l’Ars amatoria serve per eventuale avventura!).

 

Il greco perché? Lingua morta o viva?

 

Il discorso sarebbe lungo: per i profani e, permettetemi, per gli “ignoranti” non serve. Allora io mi chiedo: “ma ditemi qual è la cosa che serve veramente nella vita?”. Lingua viva o morta: il problema non è questo: tutte le lingue prima o poi moriranno; anzi la lingua muore giorno dopo giorno, perché essa è esattamente un essere vivente come lo siamo noi; nasce, si evolve, cambia e si estingue. Ma il greco, quel greco che si studia nei Classici è una lingua ormai “santa” (perdonate l’audace blasfemia dell’accostamento). Essa è lì fissa, immobile in una bellezza sempreverde, perenne, madre di una letteratura a cui tutti i poeti e gli scrittori hanno guardato come modello. Quel greco è la nostra storia, in esso ci sono le nostre radici. E poi vogliamo parlare della ricchezza culturale e dell’azione formativa della lingua greca, da cui quella latina non può prescindere? Ogni giorni faccio comprendere concretamente ai mie alunni quanto giovi alla mente e alla ragione la lingua greca. Vorrei vedere un medico che non ha studiato il greco. Il greco si può anche dimenticare, ma la bellezza della sua azione “demiurgica” rimane e brilla nella persona.

 

E le tue letture di oggi? Quali sono i generi e gli autori preferiti. Che libri tieni sul comodino?

 

Di autori contemporanei, devo dire la verità, non me ne piacciono tanti. Non trovo ancora quello che mi prende e mi interessa. Siamo sommersi da tanta banalità che non so orientarmi. Comunque mi piacciono i romanzi e le biografie. E adoro i saggi, ma quelli ben scritti e riguardanti la politica o questioni sociali o etici. Insomma una letteratura impegnata e profonda che serva quanto meno a capire la realtà in cui ci troviamo, a saperla decodificare e ad accrescere il nostro spirito critico. E poi libri ben scritti. I libri devono essere e sono opere d’arte: la forma è importante! Avete capito: non sopporto la sciatteria.

 

Come fai a tornare dal caos umano dopo il silenzio che incontri quando sei nella profondità della scrittura?

 

Mia moglie è sorpresa dalla facilità e dalla rapidità con cui mi immergo nello studio e nelle mia attività di lavoro. Non è che io viva nel caos, non mi piace. Ci sono momenti di divertimento, ascolto molto la musica, ma poi riesco a ritagliarmi i momenti di silenziosa quiete nel mio studiolo seminterrato. Più che il silenzio ho bisogno di una temperatura confortevole: il caldo, il tepore. La cosa che mi disturba più di tutte è il freddo!

 

Una critica che hanno fatto al tuo libro.

 

Una! Una sola!? Chissà quante ce ne sono o ce ne sarebbero! Scherzo. Comunque penso che soprattutto nel mio caso di piccole annotazioni da fare ce ne siano. Ma per me vale la funzione costruttiva della critica e il continuo miglioramento.

 

Il prossimo libro cui stai pensando o lavorando?

 

Al momento sto ultimando un lavoro di traduzione e commento ad altre due opere di Plutarco di Cheronea tratte dai Moralia: si tratta di due scritti consolatori. Uno rivolto ad un amico per la perdita dell’amato figlio e il secondo alla propria moglie per la morte della cara figliuola. Insomma due testi molto attuali, commoventi e anche utili. E’ bello e interessante vedere come  gli antichi cercavano di consolarsi dinanzi alla morte con argomenti che vanno al di là della fede, con l’ausilio della sola ragione.
Vai sul sito edizioni alef
 
 
Nato in provincia di Brindisi e animato da una spiccata passione per la cultura del mondo classico, ha conseguito la laurea in Lettere Classiche presso l'Università del Salento, proseguendo gli studi con corsi accademici di perfezionamento posta- laurea in filologia classica. Abilitato all'insegnamento su concorso ordinario a cattedra e tramite Scuola di Specializzazione presso l'Università Cattolica di Milano, attualmente insegna Latino, Greco e Italiano come docente di ruolo presso il Liceo Classico Statale di Casarano in provincia di Lecce. Nelle pause della sua attività didattica continua a dedicarsi allo studio del greco antico, con una particolare predilezione per l'opera di Plutarco di Cheronea, i cui Moralia costituiscono al momento l'oggetto dei suoi studi linguistici e letterari.
 
@lorenzofantacuzzi

lunedì 13 luglio 2015

Il caffè degli afflitti


Una nuova pubblicazione di Vincenzo Turba, questa volta il nostro autore ci racconta un'umanità alla deriva da cui si possono cogliere spunti di riflessione, leggendo le loro storie, raccontante al tavolo di un caffè.


 
 
Un vecchio e modesto caffè della periferia di una grande città, annovera tra gli abituali clienti individui in cerca di un luogo ove confidarsi affari di ogni genere,anche di cuore. Il romanzo segue da vicino quello che alcuni clienti si raccontano , specialmente le confidenze di eventi drammatici ed anche quelli di carattere sociale,ideale. Alla fine il caffè deve chiudere perché  chi vuole incontrarsi con l’amante o chi vuol progettare sporchi affari, con l’avanzar del tempo, può farlo anche se bisogno di rintanarsi in un caffè fuori dalla portata di occhi indiscreti.










Acquista on line ora!



@lorenzofantacuzzi
 

venerdì 3 luglio 2015

Incontriamo Valentina Lorè

Mi piace pensare che tutte queste mie parole siano come onde di pensieri in quel mare che può essere la vita. Ogni giorno lo attraversiamo portando con noi qualcosa dentro. Un bagaglio fatto di emozioni, sentimenti, avventure, paure, forze; regali che questo vivere ci dona ogni singolo istante. A volte questi tesori son capaci di cambiarci, a volte ci fan crescere, rendendoci migliori o forse no, ma comunque ci lasciano un segno. Più o meno forte. Tutto questo accade dentro me. Tutto questo forse accade in ognuno di noi. Basta solo aver il tempo di accorgersene, prendersi il tempo di guardarsi. Per ritrovarsi. Per capirsi. Per incontrarsi. Perché sia “il viaggio”; laddove partire o tornare sia sempre il migliore dei momenti.
 
 
 
 
Conosciamo Valentina per la nostra rubrica un autore al mese
 

  1. Prima di tutto vorrei chiederti… chi è Valentina?
Valentina è una ragazza che riflette tanto, che studia ed osserva i comportamenti degli altri, che ama stupirsi ancora delle bellezze che la circondano e che fa tesoro di tutte le foto che scatta ogni giorno..ai sorrisi, ai bei tramonti di questa città eterna che Ama, agli scorci capaci ancora di mozzarle il fiato..ai ricordi. Ama dare, Ama regalare sorrisi, Ama vivere.
  1. Ci racconti un po’ del tuo approccio al mondo della scrittura. Quando e perché hai iniziato a scrivere?
Non ricordo il momento preciso in cui ho iniziato, di sicuro è stato tanti anni fa. So che quando arriva il momento devo farlo. E’come se ne sentissi un bisogno estremo per metter nero su bianco quello che mi passa per il cuore..per la testa. Personalmente o forse “volgarmente” li chiamo sfoghi. Sono pensieri che vagano e che fermo cosi, su un foglio bianco, in un giorno qualunque e senza aver mai un motivo particolare. Nascono da ricordi, nascono da riflessioni, nascono dalla vita di tutti i giorni e che scannerizzo sempre nel dettaglio cercando di non lasciarmi sfuggire mai nessun particolare.
  1. Di che cosa non puoi fare a meno mentre ti accingi alla scrittura? Hai qualche rito scaramantico, curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?
Del pc. Non riesco a scrivere se non sono al pc. Mi permette con facilità di cancellare, di suonare le lettere come fossero note di un pianoforte. In fondo hanno sempre qualcosa di nero e bianco insieme. E sinceramente non ho mai provato a farlo su di un foglio bianco con la penna a meno che non fossero delle lettere da scrivere ad una persona in particolare. Quelle si, mi piace ancora diciamo il metodo all’antica, mi danno più un senso di verità; poter consegnare o spedire una lettera a mano mi piace di più che mandare una mail. E’ qualcosa che il tempo, l’avanzare della tecnologia, ancora non è riuscito a cambiare dentro me.

4. Stai per partire per un viaggio, ma puoi portare con te solo tre libri. Quali scegli?
Scelgo quello che sto leggendo ora e che, come tutti i libri che inizio a leggere, devo finire e cioè  “Fermate gli sposi” di Sophie Kinsella. E poi scelgo gli altri due che aspettano nella mia libreria e cioè “Il quadro mai dipinto” di Massimo Bisotti e poi “Una piccola libreria a Parigi” di Nina George. Ogni tanto vado sul sito di varie case editrici e navigando tra le novità e non, comincio a far l’elenco dei libri che mi potrebbero piacere e poi man mano li compro in modo da averne sempre qualcuno nuovo in casa da leggere.

6. La poesia perché?
Perché mi viene più facile, spontanea, perché accompagna i miei pensieri, perché da voce alla mia anima, di verso in verso.

7. E le tue letture di oggi? Quali sono i generi e gli autori preferiti? Che libri tieni sul comodino?
Ma i miei preferiti son sempre i romanzi romantici di base, ma mi piacciono anche thriller o quelli di arte, un’altra mia passione. Non c’è un genere preciso. Mi deve catturare la trama cosi come mi deve catturare il trailer di un film. Basta questo affinché l’acquisti o lo vada a vedere.

8. Come fai a tornare nel caos umano dopo il silenzio che incontri quando sei nelle profondità della scrittura?
Eh questa è una bella domanda. Di solito infatti quando mi metto a scrivere ho bisogno di chiudermi nel mio mondo, come se nessuno ci potesse entrare, non preoccupandomi che domani qualcuno potrebbe leggermi. A volte provo a creare lontano dalla possibilità di scrivere ma so bene che una volta che mi metterò al pc tutto verrà naturalmente fuori, come respirare. E’ difficile da spiegare ma è cosi. Ogniqualvolta devo scrivere qualcosa a qualcuno magari ci penso tanto senza concludere granché poi non appena mi metto al pc o al cellulare se si tratta di un messaggio di auguri o qualcos’altro di più profondo, ogni lettera trova il suo posto, come il migliore degli incastri, come il più naturale dei fiumi che scorrono, perché è questo che sento quando scrivo, emozioni che scorrono via..e scrivere è l’unico modo per testimoniarne la presenza..lasciarne una traccia.

9. Una critica che hanno fatto a un tuo libro.
Mi hanno detto tutti che ho dato sfogo ad emozioni che la maggior parte della gente tiene dentro e forse mai avrebbe il coraggio di mostrare agli altri. Molti hanno pianto di fronte ai miei scritti, cosa che lì per lì, mi è sempre dispiaciuta, ma ho capito anche che le lacrime sono la testimonianza dell’aver toccato i loro cuori, una sorte di ponte tra il mio ed il loro. L’unica critica forse da chi mi conosce davvero bene è stata che non ho messo proprio tutta me stessa. Perché c’è di più, perché magari quel che ho pubblicato era una ragazza più difesa e meno disposta a mostrarsi. Era una ragazza che ora è cresciuta, che di base non è cambiata, ma ha avuto solo più coraggio per essere e meno voglia di “mascherare”. Ma su questo ci sto lavorando proprio in questi tempi.
10. Il prossimo libro cui sta pensando o lavorando?
Sto lavorando ad un romanzo. Una storia di vita vissuta, tra le sue mille difficoltà ed altrettante paure. Ma non è facile. Quando mi siedo per portarlo avanti non mi fermerei mai ma allo stesso tempo sento la pesantezza di quel che sto scrivendo perché dar sfogo ai sentimenti costa fatica, impegno. Ci voglio provare però. Con lo stesso coraggio e forza e volontà che ho messo nel primo.
 
 
 
@lorenzofantacuzzi
 
 
 

venerdì 26 giugno 2015

Il Pesciolino nero

“Mi hanno ridotto lo stipendio di 240 Touman (una forte penalità remunerativa per l’epoca) e mi hanno trasferito da Azarshahr a Gowgan (da una cittadina a una piccola frazione rurale); perché avevo fatto un intervento sul da farsi scolastico, ridicola burocrazia. Una volta a Gowgan, ho cominciato subito a lavorare. A insegnare. Proprio come un caparbio bue. Molti si sono meravigliati di tanta perseveranza nonostante tale ingiustizia esercitata nei miei confronti. Questi non riuscivano a guardare oltre la punta del proprio naso, nemmeno un passo più avanti. Mi sono da subito adattato all’ambiente di Gowgan e ho lavorato senza farci caso … Cerca di non prendertela! Ma non che ti fai nullafacente e non lavori più. Ecco! L’obiettivo è “partire” e non “arrivare”. La vita è una matassa troppo imbrogliata. Non porta da nessuna parte. Ma noi non dobbiamo fermarci, seppur consapevoli di non arrivare a niente: non bisogna fermarsi e quando ci sarà da morire, moriamo. Al diavolo, chi se ne frega!"
 
Non credo che ci sia un modo migliore o più veritiero per presentare Samad Behranghi, se non le sue stesse parole.
Coraggio, dedizione, cultura, tattica, consapevolezza, sono solo alcune prerogative della Lotta e Samad le aveva tutte, abbondanti. La morte è una costante nelle sue riflessioni e nei suoi racconti. Una sorta di profezia, di presagio del proprio destino.
Una delle più rinomate riflessioni di Samad, che ancora oggi è saldamente radicata nelle menti di tutte le generazioni successive degli iraniani, e non solo, è senza dubbio il pensiero fatto dal “piccolo pesciolino nero” pochi istanti prima di affrontare le peripezie più insostenibili di una vita colma di energia, di ambizioni, di coraggio. Direi il messaggio definitivo di un intellettuale inquieto e implacabile venuto dalle viscere di una società inclemente e tradizionalista e pertanto fortemente conservatrice, appunto quella iraniana degli anni cinquanta e sessanta:
“La morte potrebbe incombere su di me in ogni momento, anche adesso, ma io non debbo cercarla e debbo vivere più che posso. E se un giorno dovessi inesorabilmente affrontarla, poco importa, l’affronterò; importante è però l’effetto che la mia vita o la mia morte ha sulla vita degli altri.”
Nato nel 1939, in una famiglia disagiata nei vecchi quartieri poveri di Tabriz, nel settentrione occidentale dell’Iran, è uno dei sei figli di un padre che a malapena riesce a fornire una vita minima attraverso umili lavori e, per arrotondare, vende acqua potabile ai russi e agli ottomani alla stazione ferroviaria, con un grande otre sulle spalle. Un padre che poi emigrerà verso le terre caucasiche dell’ex Unione Sovietica, come si usava fare allora per sfuggire dalle ristrettezze, e non torna più. Ma restò vivido il suo consiglio nelle orecchie dei figli: “Studiate, studiate, per non avere una fine come la mia.” Samad impara la povertà fin dalla nascita e assapora il suo gusto acre. Superata la scuola elementare si trova costretto a lavorare, del resto, cosi era per tutti i bambini suoi compagni. Tuttavia non abbandona gli studi e riesce a diplomarsi frequentando scuole serali. Nel 1957, a soli diciotto anni, conclude il corso biennale e serale all’accademia di pedagogia e diventa insegnante. Nello stesso anno, si scrive alla facoltà di letteratura inglese, all’università di Tabriz, dove si laureerà nel 1962, senza mai smettere di lavorare.
Muore nell’agosto del 1968 all’età di ventinove anni, annegato nel fiume Aras, confine tra l’Iran e la repubblica di Azerbayejan. Il suo cadavere sarà rinvenuto dopo alcuni giorni e la causa ufficiale del decesso fu “annegamento per l’incapacità a nuotare”. Circostanza che ancora oggi rimane non risolta. Infatti nel credo popolare continua a vivere vigorosamente l’idea della sua uccisione per mano della polizia segreta dello Shah, perché personaggio scomodo per il regime. Il ché si avvalorerebbe del fatto che Samad simpatizzava per il pensiero comunista e lo Shah è stato atrocemente riluttante ai personaggi di sinistra.
Nella breve vita di Samad, attitudini intellettuali e doti combattive si manifestano ben presto. Le sue attività spaziano dalla ricerca alle traduzioni, dal folklore allo scrivere, dall’insegnamento alla lotta. Sceglie appositamente i bambini come interlocutori, ma si rivolge soprattutto agli adulti, proprio come indica il proverbio persiano: “Rivolgo la parola alla porta perché la senta il muro”. L’amore per i bambini è scaturito dalla convinzione che una società progredisce solo se le nuove generazioni diventano consapevoli. Ecco che comincia da loro, quelli più poveri, quelli che come lui bambino assaporano il gusto acre della povertà. Ecco che si reca nelle zone rurali dove tutto è più arduo, abbandonando e ripudiando la città. Interagisce con la popolazione, maggior parte analfabeta ma genuina, insegnando e poi distribuisce libri tra la gente gratuitamente per farli amare, per discuterne, per coinvolgere piccoli e grandi.
Samad Behranghi è un azero. Dopo i persiani, l’etnia azera è la seconda per popolazione di molte che vivono in Iran. La lingua azera condivide molto con quella parlata in Turchia, ma non è uguale. Samad impara anche il turco. I suoi studi sulla lingua azera lo rendono in grado di scrivere molte nuove regole grammaticali. Lavora sulla traduzione di molti poeti dal persiano in azero e viceversa.
Nel 1963 pubblica il suo primo lavoro; “Talkhoon”, (dieci racconti per bambini), e una raccolta di poesie turche, (traduzione in persiano).
Gli anni a venire saranno fecondi di suoi lavori in libri, articoli, saggi; tra cui:
 
Osservazione sulle questioni educative in Iran; (saggio, 1965)
Racconti azeri; (traduzione persiana, 1965)

Folklore e poesia
L’alfabeto persiano per bambini azeri e tante altre pubblicazioni.
Ma le fiabe rimangono la sua passione che ne pubblica diversi ogni anno, tra cui:
Uldoz e i corvi;

Uldoz e la bambola parlante;

Il venditore bambino di barbabietole;

La vecchia e il suo pulcino d’oro;

Una pesca, mille pesche;
Ventiquattro ore in dormiveglia;
e altre ancora. Queste ultime tre fiabe sono state pubblicate dopo la sua morte, nel 1969.
 
 
“Il piccolo pesciolino nero”, è il lavoro più conosciuto di Samad e forse anche il suo capolavoro.
Si può dire che in questo libro Samad Behranghi raccoglie, evidenzia, contesta, molte barriere che produce la convivenza sociale e ne traccia una via d’uscita: la lotta quotidiana, a cominciare dai bambini.
Un argomento cosi caro a lui che per controversie con la burocrazia, in particolare con quella dell’istruzione, finisce anche in tribunale, ma poi assolto.
“Il piccolo pesciolino nero” viene pubblicato nel 1968, giusto un mese prima che Samad Behranghi perdesse la vita.
 
 
 
Conosciamo meglio il curatore di questo libro: Jamshid Shahpouri
 
Sono nato in Iran nel 1959, ho studiato alla scuola superiore fisica e matematica, ho frequentato corsi di specializzazione in inglese e nel 1979 mi sono trasferito in Italia.
La prima cosa che ho fatto e studiare l’italiano, poi mi sono iscritto all’Università di Catania per studiare ingegneria, successivamente architettura a Venezia.
Sono sposato, mia moglie è italiana e ho due figli.
Nonostante i miei studi scientifici amo scrivere poesie, testi per canzoni e racconti, sia in persiano che italiano.
Mi occupo di fotografia, traduzioni e collaboro con siti internet che si occupano di Iran.



@LorenzoFantacuzzi



domenica 14 giugno 2015

Per gli appassionati di gialli e di vicende spirituali, questo mese la libreria di Alef vi propone due nuove pubblicazioni del nostro autore Vincenzo Turba.

L'albergo grigio e Spiriti ed anime vaganti nell'universo.

Conosciamo meglio le due opere:

Tre esseri di puro spirito, provenienti da una lontanissima galassia, riescono a raggiungere, con i raggi del loro pensiero, il nostro mondo.
Invisibili, entrano in alcune case, redendosi conto del modo di pensare di chi le abita. Si sorprendono ed esprimono i loro pareri. Visitano pure, scoprendo la verità di quello che si predica, il Palazzo del Governo e il sacro Tempio.
Riescono pure ad intessere un colloquio con Gesù che li convince di unirsi all’Angelo Simone per raggiungere la conoscenza di Dio. Gli spiriti riconoscono solo la suprema Armonia quale guida dell’Universo e ne nasce quindi un’animata, ma costruttiva dialettica con l’Angelo.
Le due parti si rispettano reciprocamente e giungono ad una conclusione che li soddisfa entrambi.
Il viaggio con l’apostolo è pieno di imprevisti e di visite ad altri astri e viene persino ravvivato dall’osservazione di un gruppo di astronauti, che con il loro disco, atterrano sulla terra, causando una certa inquietudine.
Il viaggio degli spiriti termina con la sparizione della loro vista del nostro mondo che potrebbe essere attribuita alla disastrosa china in cui sarebbe precipitato a causa di mancanza di saggezza nel suo operare.
 
In una città della Francia , tra i numerosi Palazzi ricostruiti a seguito delle distruzioni causate dalle guerre che avevano imperversato nei primi decenni del 1800, esisteva un vecchio fabbricato in cattive condizioni, adibito in precedenza ad Albergo: L’Albergo Grigio.
L’opinione pubblica sospettava che nei sotterranei dell’Albergo si trovassero le prove dei misfatti compiuti dal Casato dei Chevalier, responsabili pure dell’aggressione ai componenti del Casato avversario,quello degli Argonnes. 
La giovane Adeline Argonnes, figlia  del reggente dell’Amministrazione, sospettava persino che nei sotterranei si trovassero le salme di quattro suoi congiunti, misteriosamente scomparsi dopo l’aggressione subita da parte dei Chevalier.
Accompagnata dal fidanzato,la giovane riuscì ad introdursi nell’Albergo e nella visita ai sotterranei scoperse tanti misteri e le salme degli antenati.  
La temeraria impresa,grazie al sacrificio della giovane, rese possibile smascherare la responsabilità dei Chevalier, che furono assicurati alla giustizia.
 
 
 
@Lorenzo Fantacuzzi