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venerdì 26 giugno 2015

Il Pesciolino nero

“Mi hanno ridotto lo stipendio di 240 Touman (una forte penalità remunerativa per l’epoca) e mi hanno trasferito da Azarshahr a Gowgan (da una cittadina a una piccola frazione rurale); perché avevo fatto un intervento sul da farsi scolastico, ridicola burocrazia. Una volta a Gowgan, ho cominciato subito a lavorare. A insegnare. Proprio come un caparbio bue. Molti si sono meravigliati di tanta perseveranza nonostante tale ingiustizia esercitata nei miei confronti. Questi non riuscivano a guardare oltre la punta del proprio naso, nemmeno un passo più avanti. Mi sono da subito adattato all’ambiente di Gowgan e ho lavorato senza farci caso … Cerca di non prendertela! Ma non che ti fai nullafacente e non lavori più. Ecco! L’obiettivo è “partire” e non “arrivare”. La vita è una matassa troppo imbrogliata. Non porta da nessuna parte. Ma noi non dobbiamo fermarci, seppur consapevoli di non arrivare a niente: non bisogna fermarsi e quando ci sarà da morire, moriamo. Al diavolo, chi se ne frega!"
 
Non credo che ci sia un modo migliore o più veritiero per presentare Samad Behranghi, se non le sue stesse parole.
Coraggio, dedizione, cultura, tattica, consapevolezza, sono solo alcune prerogative della Lotta e Samad le aveva tutte, abbondanti. La morte è una costante nelle sue riflessioni e nei suoi racconti. Una sorta di profezia, di presagio del proprio destino.
Una delle più rinomate riflessioni di Samad, che ancora oggi è saldamente radicata nelle menti di tutte le generazioni successive degli iraniani, e non solo, è senza dubbio il pensiero fatto dal “piccolo pesciolino nero” pochi istanti prima di affrontare le peripezie più insostenibili di una vita colma di energia, di ambizioni, di coraggio. Direi il messaggio definitivo di un intellettuale inquieto e implacabile venuto dalle viscere di una società inclemente e tradizionalista e pertanto fortemente conservatrice, appunto quella iraniana degli anni cinquanta e sessanta:
“La morte potrebbe incombere su di me in ogni momento, anche adesso, ma io non debbo cercarla e debbo vivere più che posso. E se un giorno dovessi inesorabilmente affrontarla, poco importa, l’affronterò; importante è però l’effetto che la mia vita o la mia morte ha sulla vita degli altri.”
Nato nel 1939, in una famiglia disagiata nei vecchi quartieri poveri di Tabriz, nel settentrione occidentale dell’Iran, è uno dei sei figli di un padre che a malapena riesce a fornire una vita minima attraverso umili lavori e, per arrotondare, vende acqua potabile ai russi e agli ottomani alla stazione ferroviaria, con un grande otre sulle spalle. Un padre che poi emigrerà verso le terre caucasiche dell’ex Unione Sovietica, come si usava fare allora per sfuggire dalle ristrettezze, e non torna più. Ma restò vivido il suo consiglio nelle orecchie dei figli: “Studiate, studiate, per non avere una fine come la mia.” Samad impara la povertà fin dalla nascita e assapora il suo gusto acre. Superata la scuola elementare si trova costretto a lavorare, del resto, cosi era per tutti i bambini suoi compagni. Tuttavia non abbandona gli studi e riesce a diplomarsi frequentando scuole serali. Nel 1957, a soli diciotto anni, conclude il corso biennale e serale all’accademia di pedagogia e diventa insegnante. Nello stesso anno, si scrive alla facoltà di letteratura inglese, all’università di Tabriz, dove si laureerà nel 1962, senza mai smettere di lavorare.
Muore nell’agosto del 1968 all’età di ventinove anni, annegato nel fiume Aras, confine tra l’Iran e la repubblica di Azerbayejan. Il suo cadavere sarà rinvenuto dopo alcuni giorni e la causa ufficiale del decesso fu “annegamento per l’incapacità a nuotare”. Circostanza che ancora oggi rimane non risolta. Infatti nel credo popolare continua a vivere vigorosamente l’idea della sua uccisione per mano della polizia segreta dello Shah, perché personaggio scomodo per il regime. Il ché si avvalorerebbe del fatto che Samad simpatizzava per il pensiero comunista e lo Shah è stato atrocemente riluttante ai personaggi di sinistra.
Nella breve vita di Samad, attitudini intellettuali e doti combattive si manifestano ben presto. Le sue attività spaziano dalla ricerca alle traduzioni, dal folklore allo scrivere, dall’insegnamento alla lotta. Sceglie appositamente i bambini come interlocutori, ma si rivolge soprattutto agli adulti, proprio come indica il proverbio persiano: “Rivolgo la parola alla porta perché la senta il muro”. L’amore per i bambini è scaturito dalla convinzione che una società progredisce solo se le nuove generazioni diventano consapevoli. Ecco che comincia da loro, quelli più poveri, quelli che come lui bambino assaporano il gusto acre della povertà. Ecco che si reca nelle zone rurali dove tutto è più arduo, abbandonando e ripudiando la città. Interagisce con la popolazione, maggior parte analfabeta ma genuina, insegnando e poi distribuisce libri tra la gente gratuitamente per farli amare, per discuterne, per coinvolgere piccoli e grandi.
Samad Behranghi è un azero. Dopo i persiani, l’etnia azera è la seconda per popolazione di molte che vivono in Iran. La lingua azera condivide molto con quella parlata in Turchia, ma non è uguale. Samad impara anche il turco. I suoi studi sulla lingua azera lo rendono in grado di scrivere molte nuove regole grammaticali. Lavora sulla traduzione di molti poeti dal persiano in azero e viceversa.
Nel 1963 pubblica il suo primo lavoro; “Talkhoon”, (dieci racconti per bambini), e una raccolta di poesie turche, (traduzione in persiano).
Gli anni a venire saranno fecondi di suoi lavori in libri, articoli, saggi; tra cui:
 
Osservazione sulle questioni educative in Iran; (saggio, 1965)
Racconti azeri; (traduzione persiana, 1965)

Folklore e poesia
L’alfabeto persiano per bambini azeri e tante altre pubblicazioni.
Ma le fiabe rimangono la sua passione che ne pubblica diversi ogni anno, tra cui:
Uldoz e i corvi;

Uldoz e la bambola parlante;

Il venditore bambino di barbabietole;

La vecchia e il suo pulcino d’oro;

Una pesca, mille pesche;
Ventiquattro ore in dormiveglia;
e altre ancora. Queste ultime tre fiabe sono state pubblicate dopo la sua morte, nel 1969.
 
 
“Il piccolo pesciolino nero”, è il lavoro più conosciuto di Samad e forse anche il suo capolavoro.
Si può dire che in questo libro Samad Behranghi raccoglie, evidenzia, contesta, molte barriere che produce la convivenza sociale e ne traccia una via d’uscita: la lotta quotidiana, a cominciare dai bambini.
Un argomento cosi caro a lui che per controversie con la burocrazia, in particolare con quella dell’istruzione, finisce anche in tribunale, ma poi assolto.
“Il piccolo pesciolino nero” viene pubblicato nel 1968, giusto un mese prima che Samad Behranghi perdesse la vita.
 
 
 
Conosciamo meglio il curatore di questo libro: Jamshid Shahpouri
 
Sono nato in Iran nel 1959, ho studiato alla scuola superiore fisica e matematica, ho frequentato corsi di specializzazione in inglese e nel 1979 mi sono trasferito in Italia.
La prima cosa che ho fatto e studiare l’italiano, poi mi sono iscritto all’Università di Catania per studiare ingegneria, successivamente architettura a Venezia.
Sono sposato, mia moglie è italiana e ho due figli.
Nonostante i miei studi scientifici amo scrivere poesie, testi per canzoni e racconti, sia in persiano che italiano.
Mi occupo di fotografia, traduzioni e collaboro con siti internet che si occupano di Iran.



@LorenzoFantacuzzi



domenica 14 giugno 2015

Per gli appassionati di gialli e di vicende spirituali, questo mese la libreria di Alef vi propone due nuove pubblicazioni del nostro autore Vincenzo Turba.

L'albergo grigio e Spiriti ed anime vaganti nell'universo.

Conosciamo meglio le due opere:

Tre esseri di puro spirito, provenienti da una lontanissima galassia, riescono a raggiungere, con i raggi del loro pensiero, il nostro mondo.
Invisibili, entrano in alcune case, redendosi conto del modo di pensare di chi le abita. Si sorprendono ed esprimono i loro pareri. Visitano pure, scoprendo la verità di quello che si predica, il Palazzo del Governo e il sacro Tempio.
Riescono pure ad intessere un colloquio con Gesù che li convince di unirsi all’Angelo Simone per raggiungere la conoscenza di Dio. Gli spiriti riconoscono solo la suprema Armonia quale guida dell’Universo e ne nasce quindi un’animata, ma costruttiva dialettica con l’Angelo.
Le due parti si rispettano reciprocamente e giungono ad una conclusione che li soddisfa entrambi.
Il viaggio con l’apostolo è pieno di imprevisti e di visite ad altri astri e viene persino ravvivato dall’osservazione di un gruppo di astronauti, che con il loro disco, atterrano sulla terra, causando una certa inquietudine.
Il viaggio degli spiriti termina con la sparizione della loro vista del nostro mondo che potrebbe essere attribuita alla disastrosa china in cui sarebbe precipitato a causa di mancanza di saggezza nel suo operare.
 
In una città della Francia , tra i numerosi Palazzi ricostruiti a seguito delle distruzioni causate dalle guerre che avevano imperversato nei primi decenni del 1800, esisteva un vecchio fabbricato in cattive condizioni, adibito in precedenza ad Albergo: L’Albergo Grigio.
L’opinione pubblica sospettava che nei sotterranei dell’Albergo si trovassero le prove dei misfatti compiuti dal Casato dei Chevalier, responsabili pure dell’aggressione ai componenti del Casato avversario,quello degli Argonnes. 
La giovane Adeline Argonnes, figlia  del reggente dell’Amministrazione, sospettava persino che nei sotterranei si trovassero le salme di quattro suoi congiunti, misteriosamente scomparsi dopo l’aggressione subita da parte dei Chevalier.
Accompagnata dal fidanzato,la giovane riuscì ad introdursi nell’Albergo e nella visita ai sotterranei scoperse tanti misteri e le salme degli antenati.  
La temeraria impresa,grazie al sacrificio della giovane, rese possibile smascherare la responsabilità dei Chevalier, che furono assicurati alla giustizia.
 
 
 
@Lorenzo Fantacuzzi
 
 
 
 
 
 

venerdì 29 maggio 2015

Daniela Elena Luca autore del mese

Per l'iniziativa un autore al mese, incontriamo Daniela Elena Luca.
Prima di iniziare l'intervista volevo ringraziare Daniela per la sua attività costante e precise nel gestire la pagina facebook, della nostra casa editrice.  Daniela è stata una dei nostri primissimi autori che ha creduto al progetto editoriale che stavamo mettendo in piedi. A lei il nostro grazie per la sua passione e per la sua dedizione.
 
Con Edizioni Alef Daniela ha pubblicato quattro raccolte di poesie, d'amore e per bambini e un libro di indovinelli.
 
Raccontaci qualcosa di te e sulla tua passione per la scrittura.
Di me? Cosa potrei dire? Sono una persona semplice, sorridente, solare…mi piace andare in bicicletta e mi piace scrivere. Il primo libro, narrativa, che ho pubblicato è stato nel 2013, poi ho provato di scrivere semplici poesie d’amore e le poesie per i bambini , per accompagnarli durante il giorno con tanta dolcezza. Ero al primo anno di liceo quando ho scoperto che sono appassionata di letteratura e ho cominciato a scrivere qualche racconto, all’inizio come compito poi …per rilassarmi…anche nei giorni in cui mi sentivo triste o delusa …se prendevo la penna in mano e cominciavo a scrivere…tutto diventava più chiaro e io più serena.
 
Scrivi poesie, racconti e indovinelli, vorresti scrivere un romanzo?
Ho scritto il mio primo libro, in lingua rumena, un libro di narrativa, dove parlo d’amore, dei più importanti tipi d’amore e dove si trova anche la mia storia d’amore. In futuro…non lo so ancora…non si sa mai…
 
Dove ti piace scrivere i tuoi libri?
Di solito mi metto al sole, sdraiata, guardando la natura, il cielo, il mare…molto rilassante…
Altrimenti…a volte, le idee vengono fuori dopo mezza notte, quando non riesco a prendere sonno.
Dove trovi l’ispirazione quando scrivi un libro?
L’ispirazione…in natura, non ci sono paragoni. Amo il mare, mi piace anche la montagna…il verde, il prato……i fiori……
 
Quando ha scritto il suo primo libro?
Il mio primo libro……l’ho iniziato a scrivere nel 2011 quando sono rimasta incinta ed ero molto felice. Aspettavo il primo figlio era un periodo meraviglioso, molto speciale e con tanto tempo libero a disposizione.
 
Quando di te c’è nei tuoi libri?
Segreto……non si dice, si scopre leggendo ……o può darsi che non si scopra!
 
Trovi difficile scrivere in una lingua che non è la tua?
Dipende di che cosa scrivo, per un libro di poesie in lingua italiana mi sono impegnata 2-3 settimane, invece per il primo libro in lingua rumena –narrativa- ho impiegato un anno….per le poesie trovo, le parole più veloci e più semplice in lingua italiana…..le poesie in lingua rumena…..non lo so, forse né ho scritta un paio…
 
Cosa risponderesti a chi ti dice: Mi piacerebbe scrivere, ma dove lo trovo il tempo?
Il tempo c’è per tutti, sono le priorità che contano…se ami una persona, regali il tuo tempo, quello più prezioso…anche per la scrittura…se diventa la tua priorità…c’è tutto il tempo…se non di giorno…magari qualche ora di notte….
Esiste un libro che ha avuto una grande influenza nella tua vita?
Si, dei libri ci sono…lo sai…ci sono quei periodi quando cerchi qualche risposta alle tue domande e allora arriva nelle tue mani un libro che ha una grande influenza, proprio al momento giusto. A me successo con un libro religioso, cristiano ortodosso, tanto tempo fa. L’autore era un monaco ortodosso…strano…ma a volte trovi certe parole che arrivano dritto al cuore!
Qual è il prossimo passo di Daniela Elena Luca?
Bella domanda! Anche io mi chiedo la stessa cosa!
Penso…vivere ogni giorno senza pensare al giorno dopo! .......Con la speranza che in Italia qualcosa cambi…in meglio certamente!
Per quanto riguarda la scrittura…per il momento mi sono fermata, ma non mi sono fermata per sempre……in questo momento sento di leggere…e non di scrivere…allora…Godiamoci l’estate!!!!
Grazie per il vostro tempo, per l’intervista, e tanti auguri a tutta la squadra di Edizioni Alef! Siete Grandi! Daniela Elena Luca
 
@lorenzofantacuzzi
 
 

lunedì 25 maggio 2015

I classici greci nella libreria di Alef

Ciao amici di Alef,
 
torniamo in libreria con una novità appena pubblicata.
 
Un classico della tragedia greca.  Antigone (Ἀντιγόνη, Antigóne) è una tragedia di Sofocle, rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 442 a.C.
L’opera appartiene al ciclo di drammi tebani ispirati alla drammatica sorte di Edipo, re di Tebe, e dei suoi discendenti. Altre due tragedie di Sofocle, l'Edipo re e l'Edipo a Colono, descrivono gli eventi precedenti, benché siano state scritte anni dopo.

« A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degl'Inferi, Dice, fissò mai leggi simili fra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti, che un mortale potesse trasgredire leggi non scritte, e innate, degli dèi. Non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove. »
(Antigone, vv. 450-457)


Il tema di una sepoltura contestata, che nell’”Aiace” trovava spazio solo nella seconda parte della tragedia, diventa l’elemento scatenante dell’azione scenica dell’”Antigone”. La protagonista ha visto i fratelli uccidersi reciprocamente, il primo all’assalto di Tebe, il secondo a difesa della città, su cui regnava. Ora il sovrano della città è diventato Creonte, che ha ordinato che il corpo del traditore rimanga insepolto, ma Antigone non accetta il bando: se Creonte agisce così in nome delle leggi scritte, per impedire che la città cada in preda all’anarchia, Antigone ritiene che le leggi degli dèi e i vincoli del sangue debbano essere salvaguardati ad ogni costo. Tuttavia sarebbe fortemente limitativo interpretare “Antigone”, sulla scia dell’intuizione hegeliana, come un conflitto fra le due forze più profonde operanti nella storia: la famiglia e lo stato, entrambe legittimate a imporre le proprie leggi. Nell’insanabile dualismo fra Antigone e Creonte, la tragedia chiama in causa le alternative intrinseche all’esistenza umana, opposizioni irriducibili che si manifestano in cinque coppie polari: uomo-donna; vecchiaia-giovinezza; società-individuo; vivi-morti; uomini-divinità. Antigone è donna, giovane, si ribella contro una società patriarcale a cui una donna doveva sottostare; ogni sua cura è rivolta al mondo dei morti e alle leggi non scritte che lo governano: la sua norma sono gli dèi. Creonte è maschio, anziano, ritiene che la dimensione dell’uomo sia lo stato: ogni sua decisione è presa in funzione di chi è vivo. Queste strutture fondamentali della vita, ieri come oggi, costituiscono un’esperienza umana che tiene i due protagonisti lontani da un semplice e sterile dibattito ideologico, riversando nel loro antagonismo insanabile la passione e anche la violenza con cui i mortali vivono le inevitabili fratture della loro limitatezza.
 
Vi aspettiamo nella libreria online di alef
 per scaricare i nostri Ebook.
 
 
 
 
@lorenzofantacuzzi

martedì 28 aprile 2015

Dimitri Sodi Pallares, autore del mese

Aprile 2015
 
Questo mese abbiamo intervistato per "un autore al mese", Dimitri Sodi Pallares, alias Giangiovanni Rivolta.
 
 
Nato casualmente a Milano il 1961 da famiglia di origine oltrepadana in attendamento temporaneo, vive a Pavia o giù di lì. Medico veterinario. Ha viaggiato e vissuto per lavoro in quasi tutto il mondo. Gli mancano solo Africa ed Australia ma pensa di avere ancora tempo per colmare questo vuoto. Gli piace ascoltare (a volte anche fingendo di dormire). Ama la buona cucina, il buon bere ed ovviamente gli animali. Non potrebbe vivere senza amici ed un grande amore
 
 
 
Fuma sigari “Che” perché la vita lo costringe a correre e non gli lascia più tempo per la Pipa o un buon Cubano
 
Questo è il suo primo tentativo di cimentarsi in un romanzo. Si è divertito a scriverlo. Si chiede se qualcuno possa divertirsi a leggerlo.
 
Per gli stretti riferimenti alla sua vita, alla città in cui è cresciuto e lavora sceglie lo pseudonimo Dimitri Sodi Pallares, derivato da quella di Demetrio Sodi Pallares, famoso cardiologo messicano, che ha saputo fare della scienza poesia, ed anche un po’anche filosofia (come piacerebbe fare a lui).
 
 
 
 

 
 
1.      Riassumiti in una frase.
Non abbatterti per i tuoi sbagli ma cerca di farne tesoro. Un giorno capirai che ti hanno insegnato qualcosa.
 
2.      Nella scrittura del racconto, “La luna a due lame”, quali sono state le tue principali ispirazioni?
La vita di ogni giorno. Ogni personaggio porta dentro di sé frammenti di persone che ho incrociato nella vita reale. Io stesso sono, per così dire dicotomizzato nei miei pochi pregi e numerosi difetti in due personaggi diversi.
 
3.      Stai lavorando a qualche altro romanzo?
Si, a breve avrò terminato il secondo capitolo delle avventure di JJ Rivolta. Sarà una sua evoluzione verso la possibilità di essere veramente sé stesso
 
4.      Ti ha aiutato l’utilizzo dei social network per la promozione del tuo libro?
Assolutamente si, dagli amici inizialmente poi al passaparola di chi lo ha apprezzato, che rimane lo strumento più utile per un esordiente o per chi non può contare sulla fiducia a priori
 
5.      Se ora avessi dinanzi a te un quaderno pieno di righe vuote, cosa scriveresti?
Il viaggio più  lungo del mondo è iniziato con un passo. Il libro più bello con una frase. Incomincio.
 
6.      L’ultimo libro letto?
     “Ti prendo e ti porto via.” Niccolò Ammaniti. Credo il migliore del migliore nel suo genere.
     Così  geniale da rasentare la follia.
 
7.      Scrivere è un modo per parlare di te o suggerire qualcosa agli altri?
 Impossibile scindere le due cose. Forse un modo di suggerire a me parlando degli altri?
 
8.      Cosa vuol dire scrivere?
Guardarsi dentro, guardarsi attorno e lasciare uscire quello che si sente come se scivolasse da dentro, attraverso la tastiera, sulle pagine.
 
9.      Hai una carriera parallela come veterinario. Che ruolo ha la tua professione, se né ha, nel processo creativo?
Nella mia professione avendo a che fare con pazienti che non parlano ma comunque comunicano, mi sono abituato a cercare di cogliere le emozioni positive o negative dagli sguardi e dai comportamenti. Ecco credo che cercare di creare emozioni invece di descriverle, di fare emergere cosa c’è nascosto dietro una frase, sia la dote dei grandi scrittori. Mi piacerebbe un giorno saperlo fare alla perfezione. Sono appena tornato da un viaggio di lavoro dalla Spagna e come sempre, quando passo da Madrid, mi sono ritagliato un’ora da passare davanti a Guernica. Ogni volte mi entra dentro, sempre di più. Passerei il resto della mia vita con 37,5 di febbre se mi fosse dato il dono di fare qualcosa di simile in un libro.
 
10.  In Italia la letteratura di genere non ha vita facile: perché?
Purtroppo siamo in un momento di deriva culturale, specialmente in Italia. E media e televisione non aiutano di certo. Il profitto prevale sulla qualità. La massificazione rende. Il cibo che piace a tutti costa poco e si vende tanto. Anche quello che dovrebbe nutrire la mente. Viviamo in nel paese più bello del mondo, ma lo stiamo distruggendo. Nei musei e nelle esposizioni si trovano molto più stranieri che Italiani. A San Pietroburgo ho visto operai che facevano la coda alla fine delle ore lavorative davanti all’Hermitage, A Mosca davanti al Bolshoi. A Tokyo davanti ai teatri Kabuki. In Italia solo davanti ad uno stadio di calcio
 
Grazie per aver condiviso con noi di Alef il tuo manoscritto, collaborare e conoscerti con te è stato un vero piacere.
 
@lorenzofantacuzzi
 

 

venerdì 24 aprile 2015

Aprile, nuove pubblicazioni in casa Alef!
 
 
Il 23 è stata la giornata internazionale del libro, bella iniziativa quella di oscurare il sito e invitare alla lettura. Noi di alef abbiamo aderito a #ioleggoperchè un progetto che dava la possibilità di promuovere una serie di libri da ritirare in alcune librerie che aderivano all'iniziativa.
Quando si tratta di invitare alla lettura siamo tutti felici.
 
Le novità di questo mese sono i due nuovi ebook di Vincenzo Turba: " Brigida, Oddone e il Predicatore" e " Confessioni di anime perdute".
 
Il primo, racconta di una legione di Roma imperiale si spinge oltre i confini,portando la guerra per conquistare nuove terre. Sul campo rimane ferito un legionario,Oddone che, grazie all’intervento di una dolce e leggiadra giovane del paese invaso,non viene ucciso ma fatto prigioniero. 
 
Tra il legionario e Brigida nasce un amore,un vero amore accompagnato da un forte desiderio di mettersi alla ricerca di una misteriosa verità, che sentono presente nel loro spirito. 

I due giovani abbandonano notte tempo l’accampamento dei barbari per iniziare una meravigliosa avventura che li porterà in Egitto e poi in Giudea dove assisteranno al martirio di Gesù e in tanti altri paesi in cui correranno straordinarie ed emblematiche avventure.
 


L'altro, invece,  si sviluppa in quattro drammatici racconti.
Tre di essi sono storie di amore, passione, tradimenti che hanno una tragica fine perché i protagonisti non hanno saputo tenere a freno i loro istinti di possesso.
 
Il quarto racconto descrive la tragica fine di un gruppo di pensionati, quale logica conclusione del loro accecamento dall’invidia e dalla mancanza di un senso di bontà e di solidarietà.
 

LE PUBBLICAZIONI DI VINCENZO TURBA CON ALEF EDIZIONI SONO RACCOLTE NELLA COLLANA "ARMONIA". COSI, L'AUTORE CI SPIEGA IL FILO CONDUTTORE DELLE SU OPERE:
 
"Nei miei romanzi si sostiene un' originale ipotesi dell'origine dell'Universo noi compresi. Sostengo in definitiva , sia per quanto riguarda le origini del tutto, l'anima,l'etica, opinioni quasi parallele a quelle della Religione con l'unica differenza che,in conclusione,al posto della Divinità (che rispetto) io metto quella materialità spirituale che la Scienza è a buon punto di individuare".
 
Da non dimenticare i due gialli e il bellissimo romanzo pubblicati da Alef.
A breve l'intervista con un altro nostro autore e nuove pubblicazioni del Prof. Pio Mario Fumagalli. Non ci dimentichiamo dell'angolo della poesia con Valentina Lorè e Daniela Luca.
A presto, seguiteci su facebook e twitter!

@lorenzofantacuzzi
 
  
 
 
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

venerdì 3 aprile 2015

Novità in libreria!

Vincenzo Turba, Confessioni di anime perdute.
 
Il romanzo si sviluppa in quattro drammatici racconti.  
Tre di essi sono storie di amore, passione, tradimenti che hanno una tragica fine perché i protagonisti non hanno saputo tenere a freno i loro istinti di possesso.
Il quarto racconto descrive la tragica fine di un gruppo di pensionati, quale logica conclusione del loro accecamento dall’invidia e dalla mancanza di un senso di bontà e di solidarietà.
 

@lorenzofantacuzzi